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L’innovazione nella formazione. L’Anno Europeo delle Competenze. Una risposta al gap delle competenze.

innovazione nella formazione

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I dati Eurostat mostrano come il 37% dei lavoratori adulti ha l’abitudine di seguire corsi di formazione. Quattro cittadini su 10 (un lavoratore su tre) non dispone di competenze digitali di base. Già dal 2021 si evince una carenza di competenze fra i lavoratori e questo si manifesta anche nella difficoltà delle imprese nel trovare personale qualificato sempre secondo i dati Eurostat. Questi dati possono fungere da incipit per parlare d’innovazione nella formazione?

Alla luce di questi dati il dipartimento delle politiche europee il 9 maggio 2023 ha indetto l’Anno Europeo delle Competenze. In questo contenuto con Siforma scopriremo in cosa consiste tale Anno e perché è fonte di promozione per le istituzioni europee. Inoltre, un accento particolare sarà posto sul perché si dovrà parlare d’Innovazione nella Formazione e come questo concetto si potrà implementare nella sicurezza sul lavoro, prima però procediamo con ordine.

L’Anno Europeo delle Competenze: perché e a cosa risponde?

L’obiettivo dell’Anno Europeo delle Competenze è incentivare imprese, cittadini e istituzioni a investire sulla formazione per colmare il gap delle competenze all’Interno dell’Unione Europea e far sì che il mercato della domanda di lavoro risponda in modo più efficace alle esigenze delle aziende così da riuscire a creare un matching conforme a livello di skills tra domanda e offerta. Il 2023 l’UE ha deciso di ribattezzarlo come Anno delle competenze per i dati menzionati sopra e per alimentare uno stimolo più concreto a investire in formazione.

innovazione nella formazione

Due sono le ragioni su cui fa leva questo Anno Europeo delle competenze. Scopriamoli qui di seguito:

  • Apprendere in modo continuo e costante: aspetto cruciale per favorire la crescita delle competenze individuali e per la crescita dell’economia in generale. Questi aspetti sono coerenti con gli obiettivi sociali dell’UE, i quali prevendono che almeno il 60% degli adulti dovrebbero partecipare ogni anno ad attività formative per contribuire a raggiungere entro il 2030 l’obiettivo di un tasso di occupazione di almeno il 78%.
  • Sviluppare competenze digitali: L’Anno Europeo delle Competenze deve fungere da bussola per orientare i lavoratori nell’intricato mondo del digitale. Obiettivo? Far acquisire ad almeno l’80% degli adulti le competenze digitali di base per produrre nuova forza lavoro nel settore IT e incentivare le donne a inserirsi in questo settore rimanendo in linea con l’innovazione nella formazione.

Qui abbiamo visto dell’importanza del microlearning come strumento d’innovazione nella formazione. Ma cosa succede se si integra innovazione a formazione? Sarà proprio l’integrazione tra tecnologia e nuovo modo di erogare la formazione che fungerà da stimolo per alimentare l’apprendimento continuo ed efficace tra le persone adulte. È proprio la sinergia tra la formazione digitale e le competenze digitali da acquisire che confluisce in una rinascita delle competenze foriera di nuovi stimoli dediti a un apprendimento più efficace e produttivo che sviluppa un’idea di formazione improntata sul long life learning rivolta a tutti i cittadini senza distinzione di età e di occupazione. Tale impronta costituirà una nuova identità per tutti i cittadini che si approcceranno alla formazione.

L’innovazione nella formazione e la rinascita delle competenze applicati sulla sicurezza del lavoro.

L’innovazione nella formazione e la rinascita delle competenze costituiscono un arricchimento delle conoscenze negli ambiti lavorativi, sfruttando il potenziale della forza lavoro e sostenendo le persone nella mobilità lavorativa. Cosa potrà offrire tale visione su formazione, skills e apprendimento se applicata al concetto della sicurezza sul lavoro? Nel campo della sicurezza sul lavoro unire sia hard skills e sof skills nel processo di apprendimento sarà fondamentale per garantire maggior sicurezza negli ambiti di lavoro.

Esempi di soft skills da sviluppare sono la comunicazione efficace, la leadership nella gestione del team, il problem solving, l’empatia e l’intelligenza emotiva. Queste abilità risulteranno fondamentali per far comprendere e recepire in modo efficace il messaggio della sicurezza ai lavoratori per creare una maggior cultura della sicurezza, per identificare i potenziali rischi da ogni situazione e trovare la relativa soluzione e soprattutto per comprendere le preoccupazioni dei lavoratori su lavoro. Ma perché si parla d’integrazione tra hard e soft skills?

rinascita delle competenze

Cosa si prospetta nella formazione su sicurezza sul lavoro?

Oltre alle menzionate soft skills, è fondamentale acquisire competenze funzionali per eseguire con efficacia i protocolli di sicurezza. L’integrazione tra hard e soft skills punta a combinare l’aspetto tecnico della formazione, come l’uso dei DPI e le procedure di emergenza, con elementi comportamentali come la comunicazione e la gestione dello stress. Questa integrazione dissolve il confine tra apprendimento teorico e pratico.

La conoscenza dei concetti teorici progredirà parallelamente alla pratica, che includerà simulazioni attraverso esercizi pratici richiedenti competenze tecniche e interpersonali. Questa combinazione si rifletterà nel metro di valutazione adottato dai docenti, che valuteranno incrociando hard skills e soft skills attraverso una matrice di competenze che abbraccia tutti gli aspetti della formazione.

Un obiettivo tangibile è garantire un efficace matching tra le aziende in cerca di personale e lavoratori competenti. Le aziende utilizzeranno questa valutazione incrociata per pianificare strategicamente la ricerca di personale, privilegiando un approccio che integri soft e hard skills. Questa integrazione unirà la capacità di comunicare efficacemente all’abilità di mettere in atto procedure di emergenza risolutive.

La rinascita delle competenze come si rifletterà sul nuovo modo di concepire la macchina?

Abbiamo parlato di tecnologia, di uomo e di nuovo modo di concepire la formazione. Bisogna precisare che la tecnologia s’integrerà con l’uomo. Non ci sarà una piena sostituzione dell’uomo, tuttavia si evolveranno le competenze dell’uomo, in quanto saranno richieste più conoscenze tecniche per far funzionare le macchine. Le macchine saranno sempre più intelligenti e l’uomo interagirà con esse. Ma come?

Nell’era dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione questo significa saper dare istruzioni precise alle macchine, le quali funzioneranno in modo sempre più efficiente e questo costituirà un connubio con cui si potenzierà l’efficienza della gestione della sicurezza sul lavoro. Inoltre, tale integrazione favorirà la costruzione di un rapporto tale per cui l’uomo darà e riceverà feedback dalla macchina funzionando in ottica di machine Learning alimentando un processo di apprendimento e miglioramento continuo. 

sicurezza sul lavoro

L’uomo sarà sempre responsabile di come userà la macchina. L’uomo dovrà garantire un uso etico della macchina e far in modo che l’efficienza e la maggior produttività che si ricava da tali strumenti possa rispondere sempre più a una maggior sicurezza e benessere sui luoghi di lavoro e sui lavoratori. Il rapporto tra uomo e macchina sarà sinergico e questo si vedrà nella capacità dell’uomo di intervenire prontamente laddove la macchina fallisce e viceversa. La formazione non sarà estranea a questo processo di rinnovamento la quale avrà un nuovo volto insieme al nuovo modo di valutare le competenze dei lavoratori nel prossimo futuro. Scopri qui come Sicuringegneria può aiutarti a trovare il corso di formazione adatto a te.

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