Cerca
Close this search box.
agenzia formativa

Falsi attestati di formazione: una recente sentenza della Cassazione

falsi attestati di formazione

Tabella dei contenuti

Una interessante sentenza del mese scorso (Cassazione Penale, Sez.VII, 17 aprile 2019 n.16715) ha gettato una luce sul problema della non veridicità della documentazione di salute e sicurezza e, in particolare, sulla questione relativa ai falsi attestati di formazione. Scopriamo con Siforma in cosa consiste tale sentenza.

Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!

In questa pronuncia la Suprema Corte, oltre a dare conto – come vedremo nel dettaglio – delle modalità concrete con cui il Tribunale ha accertato la falsità di tali attestazioni, sottolinea anche le conseguenze giuridiche che tali false attestazioni determinano.

Nello specifico, la Cassazione Penale sui falsi attestati di formazione ha confermato la sentenza del Tribunale di Genova che nel 2017 aveva dichiarato l’imputato A. (datore di lavoro dell’azienda F.) colpevole di numerose violazioni contravvenzionali in materia di salute e sicurezza tra le quali vi era anche la violazione dell’art.73, commi 4 e 5, del D.Lgs.81/08 (norma che regola l’informazione, la formazione e l’addestramento in materia di attrezzature di lavoro), in relazione a fatti risalenti al 2015.

Le suddette violazioni a carico del datore di lavoro A., comprensive anche della violazione dell’art.73 del D.Lgs.81/08, erano state “accertate a seguito di un infortunio sul cantiere allestito in Genova per la posa di alcuni cavi di fibra ottica ad un lavoratore extracomunitario suo dipendente”.

La sentenza della Cassazione

falsi attestati di formazione

La sentenza ricostruisce punto per punto l’intero percorso di accertamento operato dal Tribunale in merito alla (non) formazione del lavoratore P.L. (che era “il lavoratore che aveva materialmente operato la movimentazione” in quanto “addetto alle manovre di sollevamento con la gru”, laddove il lavoratore infortunatosi era S.) e ai falsi attestati di formazione prodotti dall’azienda.

Anzitutto, il Tribunale aveva accertato che “il personale presente sul cantiere (segnatamente il P.L.) non aveva la formazione adatta per lo svolgimento dell’attività certamente pericolosa posta in essere” e che “sul luogo era mostrato il POS in cui il datore di lavoro, conformemente alla visura camerale della CCIAA, risultava essere l’attuale ricorrente e non era presente alcuna indicazione sulla formazione specifica dei lavoratori”.

Inoltre “il coordinatore per la sicurezza, presente in loco, non essendo in condizione di fornire documentazione al riguardo, in un secondo momento aveva fatto pervenire la documentazione inviatagli dalla F., da cui risultava che in nessuno degli eventi formativi organizzati dalla società erano però stati presenti i due lavoratori impiegati in quel cantiere, né il P.L. né il lavoratore infortunatosi, tale S., né tantomeno un terzo lavoratore, tale F., poi incontrato al pronto soccorso”.

A partire da tali presupposti, sui falsi attestati di formazione le indagini successivamente svolte sul P.L., consentivano di accertare che egli “era stato recentemente assunto in data 27.10.2015 e che il medesimo non avesse ricevuto formazione”.

A questo punto, “richiesta di documentazione al riguardo, la F. aveva risposto inviando un attestato per la formazione successiva alla data del 2.11.2015, ma che recava una data antecedente”.

Falsi attestati di formazione: cosa precisa la sentenza della Cassazione?

La sentenza precisa che “la falsità di tale attestato, in particolare, veniva desunta dal giudice non solo perché la data della supposta formazione (24.10.2015) era antecedente all’assunzione del P.L. (27.10.2015), ma soprattutto dal fatto che il progressivo dell’attestato corrispondeva ad un codice fiscale diverso rispetto a quello del lavoratore P.L.”.

A questo punto, è stata decisiva la verifica della documentazione in possesso della Società erogatrice della formazione e la conseguente verifica in sede giudiziaria dei corsi realmente erogati dalla stessa e, soprattutto, dei relativi destinatari.

Sotto questo profilo, la Cassazione sottolinea che “gli accertamenti eseguiti presso la società che effettuava i corsi di formazione avevano dato infatti esito positivo, risultando invero che il progressivo indicato nell’attestato riguardava in effetti un altro lavoratore ed un altro corso”.

In questo contesto, anche “la deposizione resa dal P.L., infine, era risultata falsa, avendo egli fornito una versione assolutamente inverosimile sulla questione relativa all’attività di formazione che avrebbe svolto prima della data dell’infortunio al collega di lavoro (venendo a più riprese fatto oggetto di contestazione ex art.500, c.p.p. da parte del PM nel corso dell’esame testimoniale) sia sulla sua situazione lavorativa con la F. (asserendo in chiusura del suo esame, di non avere più rapporti) sia, ancora, mostrando una disarmante ingenuità nell’affermare, a domanda del PM se qualcuno gli avesse indicato le modalità di movimentazione del pozzetto, che nessuno lo aveva fatto perché non ce n’era bisogno considerata la semplice manovra di sollevamento da svolgere”.

Sentenza della cassazione

Sulla base di tutti questi elementi, riguardo ai falsi attestati di formazione il Giudice ha ritenuto – e la Cassazione ha poi confermato, dichiarando inammissibile il ricorso – la responsabilità penale del datore di lavoro A. il quale, tra le varie omissioni determinanti ai fini dell’infortunio, non aveva adottato “le misure necessarie affinché il P.L., addetto alle manovre di sollevamento con la gru, avesse ricevuto una formazione, informazione ed addestramento adeguati e specifici, tali da consentire l’utilizzo delle attrezzature in modo idoneo e sicuro anche in relazione ai rischi che potevano esser causati ad altre persone”.

Pertanto – sottolinea la Corte – la conclusione secondo cui “l’attività di formazione del personale sul cantiere non fosse stata curata bene è desunta logicamente dal giudice con riferimento alla posizione del lavoratore P.L., al punto tale che la stessa società di cui l’imputato è legale rappresentante giunse a formare un documento falso che ne attestava la formazione, falsità corroborata non solo dall’anteriorità della data in cui la formazione sarebbe avvenuta rispetto alla data dell’assunzione, ma soprattutto dagli accertamenti svolti presso la società di formazione che avevano consentito di appurare che il cronologico esistente sull’attestato riguardasse in realtà un lavoratore diverso.”

Siforma – Agenzia Sicurezza sul Lavoro – che eroga corsi di Formazione su sicurezza del lavoro verifica attentamente al termine di ogni percorso formativo l’effettiva consegna dell’attestato di formazione a ogni partecipante affinché tutto avvenga in modo conforme alla legge. Inoltre, per qualsiasi problema o imprevisto è possibile contattare Siforma a info@siformaeducation.com e qui è possibile consultare la lista di alcuni corsi proposti da Siforma, per vedere invece la lista completa basta selezionare la categoria specifica dal catalogo corsi.

Formazione per aziende e privati
La formazione aziendale è un'opportunità per migliorare le competenze dei tuoi dipendenti e aumentare la produttività dell'azienda. Scopri i nostri corsi di formazione e investi nel successo della tua azienda.

Tabella dei contenuti

Formazione per aziende e privati
La formazione aziendale è un'opportunità per migliorare le competenze dei tuoi dipendenti e aumentare la produttività dell'azienda. Scopri i nostri corsi di formazione e investi nel successo della tua azienda.
Se vuoi organizzare un corso per due o più persone scrivici per organizzare un corso privato aziendale!

Articoli utili correlati

Consulenza gratuita

Compila il form e richiedi la tua consulenza gratuita

Informazioni di contatto
Informazioni aziendali
Data ed ora più comode per la consulenza